IFS Food è uno standard internazionale di certificazione riconosciuto da GFSI che garantisce la qualità e sicurezza alimentare lungo la filiera di fornitura della grande distribuzione organizzata europea. La versione attuale è la v8 e comprende sei capitoli operativi che regolano governance, gestione qualità, risorse, processi, misurazioni e food defence. Gestire questo standard rappresenta oggi una competenza strategica per chi lavora nel settore alimentare.
Cos’è IFS Food e a cosa serve davvero
IFS (International Featured Standards) Food è uno standard di certificazione internazionale nato per garantire la sicurezza e la qualità dei prodotti alimentari lungo tutta la filiera produttiva.
IFS nasce nel contesto della grande distribuzione europea, dalla cooperazione tra le associazioni dei retailer tedeschi (HDE) e francesi (FCD), con il contributo di organizzazioni della distribuzione di altri Paesi europei, tra cui l’Italia. La versione 8 ha ottenuto il riconoscimento rispetto ai GFSI Benchmarking Requirements (v2020) nel settembre 2024.
Con oltre 20.000 certificati IFS Food a livello globale, oggi IFS è uno standard leader particolarmente diffuso in Europa. La sua funzione principale è quella di valutare i fornitori food che operano nella supply chain dei retailer. In pratica, se un’azienda alimentare vuole fornire prodotti alla GDO europea, nella maggior parte dei casi dovrà essere certificata IFS Food.
La versione attuale è la IFS Food v8, pubblicata ad aprile 2023. È stato possibile svolgere audit v8 dal 1° ottobre 2023 e la versione è diventata obbligatoria dal 1° gennaio 2024.
A differenza di altri sistemi di autocontrollo aziendale, IFS Food non è semplicemente un requisito interno: è una conditio sine qua non per accedere a determinati mercati. Senza questa certificazione, molte aziende non possono nemmeno partecipare alle gare di fornitura della grande distribuzione.
Come funziona la certificazione: i sei capitoli dello standard
IFS Food v8 si articola in sei capitoli operativi che coprono ogni aspetto della gestione aziendale legata alla sicurezza alimentare. Non si tratta solo di controlli di laboratorio o analisi microbiologiche: lo standard entra nel cuore dei processi aziendali.
Governance aziendale e impegno della direzione
Il primo capitolo riguarda l’impegno della direzione. In pratica, il top management deve dimostrare attivamente di essere coinvolto nella gestione della sicurezza alimentare, destinando risorse, definendo responsabilità e stabilendo obiettivi misurabili. Non basta dire “la sicurezza è importante”: bisogna dimostrarlo con documenti, riunioni periodiche, budget dedicato.
Sistema di gestione qualità e sicurezza
Qui entrano in gioco HACCP, analisi dei rischi, gestione documentale, procedure operative. Chi lavora in questo ambito sa che significa mantenere aggiornati i piani di autocontrollo, verificare i punti critici di controllo, gestire le non conformità e tenere traccia di tutto attraverso registrazioni dettagliate.
Gestione delle risorse
Questo capitolo copre le risorse umane (formazione del personale, competenze, igiene personale), le infrastrutture (layout stabilimento, manutenzione) e l’ambiente di lavoro (pulizia, controllo infestanti, gestione rifiuti). Nel quotidiano significa organizzare corsi di formazione, programmare manutenzioni, verificare che le pulizie siano effettuate secondo protocollo.
Processi operativi
È il cuore pulsante della produzione: approvvigionamento materie prime, gestione allergeni, confezionamento, etichettatura, tracciabilità. Chi si occupa di IFS Food deve verificare che ogni lotto sia rintracciabile, che i fornitori siano qualificati, che le etichette riportino le informazioni corrette secondo i regolamenti europei.
Misurazioni, analisi e miglioramento
Audit interni, taratura strumenti, gestione reclami, azioni correttive. In pratica significa programmare verifiche ispettive interne, analizzare i dati di produzione per identificare trend negativi, rispondere ai clienti quando ci sono problemi e implementare soluzioni per evitare che si ripetano.
Food defence e food fraud
Il capitolo 6 è dedicato alla Food Defense, mentre la Food Fraud mitigation è trattata tramite requisiti specifici all’interno dello standard. Nel concreto significa valutare i rischi di sabotaggio, implementare controlli accessi, verificare l’autenticità delle materie prime sensibili (come l’olio d’oliva o il miele), gestire fornitori critici.
Chi si occupa di IFS Food in azienda: figure e ruoli concreti
Gestire lo standard IFS Food non è un compito che si può affidare a una sola persona, soprattutto nelle aziende medio-grandi. Esistono diverse figure professionali coinvolte, ciascuna con responsabilità specifiche.
Il Quality Manager è spesso la figura di riferimento: coordina l’intero sistema di gestione qualità e sicurezza, prepara la documentazione per l’audit di certificazione, gestisce il rapporto con l’ente certificatore e pianifica gli interventi di miglioramento. Nella quotidianità si occupa di verifiche documentali, riunioni con i reparti produttivi e analisi degli indicatori di performance.
Il Food Safety Coordinator si concentra più specificamente sulla sicurezza alimentare: aggiorna il piano HACCP, verifica l’applicazione delle procedure operative, gestisce le analisi di laboratorio e si interfaccia con i fornitori per qualificare le materie prime.
Gli auditor interni conducono verifiche ispettive periodiche per valutare il livello di conformità allo standard prima dell’audit ufficiale. Devono conoscere approfonditamente i requisiti IFS e saper rilevare gap o aree di miglioramento.
Il Responsabile Certificazioni, quando presente, gestisce più standard contemporaneamente (IFS, BRC, FSSC 22000, ISO) e coordina la strategia aziendale in materia di certificazioni, ottimizzando risorse e processi.
Perché IFS Food è strategico per chi vuole lavorare nel food
Se stai valutando una carriera nel settore alimentare, conoscere IFS Food rappresenta un vantaggio competitivo significativo. I dati parlano chiaro: secondo quanto emerso dalla IFS CB Conference del 2025, il numero di audit IFS Food è cresciuto del 5,6% rispetto all’anno precedente, confermando una domanda in continua espansione.
La GDO italiana ed europea richiede sempre più frequentemente la certificazione IFS Food ai propri fornitori. Catene come Coop, Conad, Esselunga, Carrefour, Lidl, Aldi e molte altre inseriscono questo requisito nei contratti di fornitura. Questo significa che migliaia di aziende alimentari hanno bisogno di professionisti formati che sappiano gestire lo standard.
Inoltre, IFS Food rappresenta una skill differenziante nel mercato del lavoro. Due candidati con la stessa laurea in scienze alimentari vengono valutati in modo molto diverso se uno dei due ha esperienza o formazione specifica su standard internazionali. Nelle job description delle posizioni come Quality Assurance Specialist, Food Safety Manager o Technical Manager, la conoscenza di IFS Food compare regolarmente tra i requisiti preferenziali o essenziali.
Competenze e formazione necessarie per lavorare con gli standard IFS
Avere una laurea in scienze alimentari, tecnologie alimentari o biotecnologie è sicuramente un punto di partenza, ma non è sufficiente per lavorare concretamente con IFS Food. Le università forniscono le basi teoriche, ma raramente approfondiscono gli aspetti operativi degli standard di certificazione.
Per lavorare efficacemente con IFS Food servono competenze specifiche:
- Conoscenza approfondita dei requisiti dello standard e capacità di interpretarli nel contesto aziendale specifico
- HACCP applicato, non solo teorico: saper condurre analisi dei pericoli, definire CCP, stabilire limiti critici
- Sistemi di gestione qualità: documentazione, procedure, istruzioni operative, registrazioni
- Tecniche di audit interno: saper pianificare, condurre e documentare verifiche ispettive
- Legislazione alimentare europea: regolamenti su etichettatura, allergeni, contaminanti, materiali a contatto
Per colmare questo gap tra formazione accademica e competenze richieste dal mercato, esistono percorsi post-laurea specializzati. Il Master Certifood in Sicurezza Alimentare di Next Talent Academy rappresenta una delle soluzioni più complete per chi vuole acquisire competenze operative su IFS Food e altri standard internazionali, attraverso moduli dedicati all’interpretazione dei requisiti, alla gestione documentale e alla preparazione agli audit.
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Domande frequenti su IFS Food
IFS Food è obbligatorio per legge?
No, IFS Food non è obbligatorio per legge. È uno standard volontario, ma diventa di fatto obbligatorio per chi vuole fornire prodotti alla grande distribuzione organizzata europea, che lo richiede contrattualmente. L’obbligo legale rimane l’applicazione del regolamento CE 852/2004 sull’igiene alimentare e del sistema HACCP.
Quanto guadagna un Quality Manager che gestisce IFS Food?
In Italia, un Quality Manager con esperienza in standard internazionali come IFS Food può guadagnare tra i 30.000 e i 50.000 euro lordi annui, a seconda delle dimensioni aziendali, del settore specifico e degli anni di esperienza. Nelle aziende multinazionali o in posizioni senior, la retribuzione può superare i 60.000 euro.
Cosa si studia per lavorare con IFS Food?
Oltre alla base universitaria in ambito alimentare, serve formazione specifica su: interpretazione dei requisiti IFS Food v8, tecniche di audit interno, HACCP applicato, sistemi di gestione qualità, legislazione alimentare europea, gestione documentale, analisi dei rischi e food defence. Master post-laurea specializzati rappresentano il percorso più efficace per acquisire queste competenze.
Qual è la differenza tra IFS Food e BRC Food?
IFS Food e BRC Food sono entrambi standard riconosciuti GFSI per la sicurezza alimentare, con requisiti molto simili. La differenza principale è geografica: IFS è più diffuso in Europa continentale (soprattutto Germania, Francia, Italia), mentre BRC ha origine britannica ed è più utilizzato da retailer anglosassoni. Molte aziende ottengono entrambe le certificazioni per accedere a mercati diversi.
Quanto dura la certificazione IFS Food?
La certificazione IFS Food ha validità di un anno. L’azienda certificata deve sottoporsi a un audit di rinnovo annuale per mantenere la certificazione attiva. A differenza di altri standard come ISO 9001 (validità triennale), IFS richiede verifiche più frequenti proprio perché focalizzato sulla sicurezza alimentare, dove i rischi evolvono rapidamente.



