⚡ Quick answer
Decreto Green Claims: cosa cambia per le aziende
Il Decreto Green Claims recepisce la Direttiva UE 2024/825 e vieta qualsiasi affermazione ambientale non supportata da dati verificabili. Termini come “green”, “carbon neutral” o “sostenibile” richiedono ora prove concrete: calcoli LCA, certificazioni accreditate o audit indipendenti. Il greenwashing diventa una pratica illegale punibile con sanzioni fino a 10 milioni di euro o, nei casi più gravi, fino al 4% del fatturato annuo.
📋 3 obblighi immediati per le aziende
- Audit dei green claims attuali: verificare ogni affermazione ambientale su prodotti, packaging e comunicazioni per individuare rischi di greenwashing.
- Raccogliere dati verificabili: carbon footprint, LCA, percentuali di materiale riciclato, certificazioni ISO 14001 o biologiche, analisi impronta idrica.
- Formare il personale: marketing, vendite e qualità devono conoscere le nuove regole per evitare claim vaghi o esagerati nel comunicare sostenibilità.
💡 Insight: Le nuove regole sui Green Claims inizieranno ad applicarsi pienamente dal 27 settembre 2026, data fissata dalla direttiva europea. L’Italia ha approvato il decreto con anticipo per permettere alle imprese di adeguarsi per tempo. Le aziende che si muovono subito trasformano il rischio legale in un vantaggio competitivo
Il Decreto Green Claims è la recente normativa italiana che recepisce la Direttiva UE 2024/825 sulla “responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde”. Questo decreto introduce regole più stringenti sulla comunicazione ambientale aziendale, imponendo che ogni dichiarazione di sostenibilità sia supportata da dati verificabili e introducendo sanzioni severe per il greenwashing (le pratiche di comunicazione ecologica ingannevole).
In altre parole, termini come “green”, “carbon neutral” o “100% sostenibile” non potranno più essere usati come semplici slogan privi di prove: le imprese dovranno dimostrare concretamente ogni pretesa green o affrontare conseguenze legali.
In questo articolo, rivolto a professionisti e aziende del settore agroalimentare, ambientale, qualità, sostenibilità e risorse umane, vedremo cosa cambia con il decreto Green Claims, perché il greenwashing è ora considerato un illecito e quali sono gli impatti specifici per le imprese agroalimentari e per le funzioni HR in ottica di governance, cultura della trasparenza e reporting ESG.
Cosa prevede il Decreto Green Claims: più trasparenza nella comunicazione ambientale
Il Consiglio dei Ministri italiano il 5 novembre 2025 ha approvato un decreto legislativo che recepisce la Direttiva (UE) 2024/825, nota come “Empowering Consumers for the Green Transition”. L’obiettivo è rafforzare le tutele dei consumatori contro le affermazioni ambientali fuorvianti e favorire una concorrenza leale tra imprese realmente sostenibili.
In pratica, il decreto aggiorna il Codice del Consumo ampliando la lista delle pratiche commerciali vietate: saranno considerate pratiche sleali tutte le dichiarazioni ambientali generiche, vaghe o ingannevoli che non siano basate su informazioni attendibili, comparabili e verificabili.
Cosa significa in concreto? Quando un’azienda comunica la sostenibilità ambientale di un prodotto o servizio, dovrà attenersi a criteri rigorosi. Non sarà più possibile utilizzare espressioni come “a impatto zero” o “neutro per il clima” se non supportate da evidenze solide. Allo stesso modo, parole generiche come “ecologico”, “verde” o “rispettoso dell’ambiente” sono bandite, a meno che l’azienda possa dimostrare l’eccellenza delle prestazioni ambientali del prodotto.
Anche fare green claims parziali è considerato ingannevole. Insomma: più dati e meno slogan.
Interventi anche su circular economy: vietate informazioni fuorvianti su durabilità, riparabilità e circolarità dei prodotti. Prevista inoltre un’etichetta armonizzata sulla durabilità e un avviso chiaro sulla garanzia legale.
Entrata in vigore: la direttiva UE fissa al 27 marzo 2026 il termine per il recepimento e al 27 settembre 2026 l’applicazione effettiva. L’Italia, avendo anticipato, invita le imprese ad adeguarsi subito.
Obbligo di sostenibilità verificabile: dati alla mano per ogni green claim
Una delle novità principali è l’obbligo di dimostrare con dati verificabili ogni affermazione ambientale. Ogni claim deve essere chiaro, oggettivo e comparabile, supportato da metriche o studi riconosciuti.
Esempi concreti:
- “Carbon neutral” – Richiede calcolo della carbon footprint e compensazione totale documentabile.
- “100% sostenibile” – Deve essere provato con certificazioni o LCA.
- “Packaging ecologico/biodegradabile” – Deve essere chiarita la base (riciclato? compostabile?) e dimostrata con norme e test.
- “Prodotto a impatto zero” – Ammesso solo con analisi complete e verificabili del ciclo di vita.
La direttiva incoraggia l’uso di certificazioni accreditate (Ecolabel UE, Biologico, Fair Trade, ecc.) per evitare autodichiarazioni non dimostrabili.
In sintesi, sostenibilità verificabile significa: dati, metriche, audit, certificazioni.
Greenwashing: sanzioni severe e rischio di reato nei casi più gravi
Il greenwashing diventa una pratica illegale. L’AGCM (Antitrust) potrà applicare multe elevate e ordinare la cessazione immediata della pratica ingannevole.
Non solo: in casi gravi può configurarsi reato di truffa o frode in commercio. Possibile anche responsabilità dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001.
Il rischio non è solo economico ma soprattutto reputazionale: un’azienda smascherata per greenwashing perde immediatamente credibilità agli occhi di consumatori e investitori.
Impatto per le imprese agroalimentari e ambientali
Le imprese agroalimentari saranno particolarmente coinvolte. Claim come “naturale”, “km 0”, “biodegradabile”, “imballaggio riciclabile” dovranno essere dimostrati con dati o certificazioni.
Molte aziende dovranno rivedere etichette, packaging, pubblicità e comunicazione. Lato opportunità, la normativa incentiva l’innovazione sostenibile e la misurazione reale degli impatti.
I professionisti della qualità e della sostenibilità alimentare saranno centrali: i percorsi formativi del Master CertiFood Qualità Alimentare permettono alle aziende di disporre di figure in grado di gestire certificazioni, controlli e comunicazione sostenibile evitando rischi di greenwashing.
🥇 Vuoi approfondire le certificazioni e la sostenibilità nel settore alimentare?
Con il Decreto Green Claims, la comunicazione ambientale entra in una nuova fase: ogni affermazione sulla sostenibilità deve essere dimostrabile e verificabile. Nel settore agroalimentare, questo significa investire in competenze tecniche, normative e di qualità certificata.
Il Master CERTIFOOD – Qualità e Sostenibilità Agroalimentare di Next Talent Academy forma professionisti in grado di gestire audit, tracciabilità, sistemi di gestione e comunicazione ambientale in linea con le nuove direttive europee.
👉 Scopri come rendere la sostenibilità un punto di forza verificabile nel tuo percorso professionale.
Impatto sulle funzioni HR: governance della sostenibilità e cultura della trasparenza
Il decreto coinvolge anche le Risorse Umane, che diventano custodi della cultura aziendale della trasparenza.
- Formazione interna per marketing, vendite e dipendenti.
- Aggiornamento codici etici e procedure interne.
- Supporto all’ESG reporting.
- Employer branding etico, per attrarre talenti sensibili alla sostenibilità.
I percorsi Master HR 4 Business e Master HR Administration & Payroll offrono competenze in governance, compliance, sostenibilità e gestione etica.
Opportunità di formazione e passi successivi per le imprese
Il Decreto Green Claims rappresenta un punto di svolta: la sostenibilità dovrà essere vera, dimostrabile e comunicata correttamente. Le aziende dovrebbero:
- mappare i green claims attuali;
- verificarne la solidità;
- colmare le lacune con nuove misurazioni;
- formare il personale.
I percorsi Next Talent Academy (Master CertiFood, Master HR 4 Business, Master HR Administration & Payroll) forniscono strumenti concreti per affrontare queste sfide e trasformare l’obbligo normativo in un vantaggio competitivo.
Se vuoi approfondire come rendere la sostenibilità un punto di forza verificabile per la tua impresa ed evitare rischi di greenwashing, scopri i Master di Next Talent Academy.
🌿 La sostenibilità non è solo ambientale: è una cultura aziendale
Il Decreto Green Claims non riguarda soltanto la comunicazione ambientale, ma anche la governance e la cultura della trasparenza nelle imprese. Perché la sostenibilità diventi reale, deve entrare nei comportamenti quotidiani, nei processi e nelle persone.
Per questo, oltre alle certificazioni e ai sistemi di qualità, Next Talent Academy propone anche percorsi dedicati alle funzioni HR e People Management, che aiutano le aziende a integrare principi ESG e responsabilità sociale nella gestione delle risorse umane.
- Master HR4Business – Gestione Risorse Umane e Governance ESG
- Master HR Administration & Payroll – Compliance, People Data e Cultura Aziendale
👉 Scopri come sviluppare competenze ESG e di governance sostenibile con i Master HR di Next Talent Academy.
Domande frequenti – Decreto Green Claims
Cosa sono i Green Claims e quando entrano in vigore in Italia?
I Green Claims sono dichiarazioni ambientali che le aziende fanno sui propri prodotti o servizi. Il nuovo Decreto Green Claims italiano (che recepisce la Direttiva UE 2024/825) introduce regole che si applicheranno pienamente dal 27 settembre 2026, data fissata dall’Unione Europea per l’entrata in applicazione delle nuove norme. L’Italia ha approvato il decreto con anticipo per consentire alle imprese di adeguarsi per tempo. La normativa vieta claim come “carbon neutral” o “100% sostenibile” se non supportati da dati verificabili e certificati.
Quali sono le sanzioni per greenwashing secondo il nuovo decreto?
Il greenwashing diventa una pratica illecita e sanzionabile. L’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza) può irrogare multe fino a 10 milioni di euro, con la possibilità di applicare sanzioni ancora superiori fino al 4% del fatturato annuo nei casi di infrazioni gravi o diffuse a livello europeo. Nei casi di dolo, il greenwashing può integrare reati già previsti come truffa o frode in commercio (art. 640 c.p.), con conseguenze penali oltre alle sanzioni amministrative e alla responsabilità dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001.
Come posso adeguare la mia azienda al Decreto Green Claims?
Per adeguarsi, devi: 1) mappare tutti i green claims attuali su prodotti e materiali; 2) verificarne la solidità con dati concreti (es. carbon footprint calcolata, certificazioni ambientali); 3) eliminare affermazioni vaghe o ingannevoli; 4) colmare le lacune misurando l’impatto ambientale reale; 5) formare il personale su comunicazione sostenibile veritiera. Per il settore agroalimentare, è strategico ottenere certificazioni riconosciute (ISO 14001, EMAS, EPD, biologico certificato) che permettono claim legittimi e documentabili.
Quali green claims richiedono prove concrete secondo il decreto?
Affermazioni come “carbon neutral” richiedono calcolo della carbon footprint e compensazione tramite crediti certificati. “100% sostenibile” va circoscritta a certificazioni autorevoli (B Corp, ISO 14001) o studi LCA. “Packaging ecologico” deve specificare se riciclato o compostabile con test (norma EN 13432). “Impatto zero” è fortemente sconsigliato: meglio dichiarare “70% di emissioni in meno rispetto alla media” con dati a supporto. Ogni claim deve essere specifico, confrontabile e verificabile, non generico.
Come il Decreto Green Claims impatta le funzioni HR e la cultura aziendale?
Le Risorse Umane diventano custodi della trasparenza: devono formare il personale su comunicazione etica, aggiornare codici etici e procedure interne, partecipare all’ESG reporting con dati verificati, e garantire coerenza tra valori dichiarati e pratiche operative. Una governance sostenibile autentica attrae talenti (soprattutto giovani sensibili al tema), aumenta l’engagement e riduce il rischio di whistleblowing interno. Al contrario, scandali di greenwashing demoralizzano i dipendenti e compromettono l’employer branding.



