Chi lavora in qualità oggi gestisce un sistema: processi, documentazione, fornitori, tracciabilità. Il controllo è uno degli strumenti, non il punto di arrivo.
Questo passaggio si vede bene nei percorsi professionali che partono dal laboratorio e arrivano alla gestione della qualità nel settore agroalimentare e farmaceutico.
Uno di questi è quello di Mattia Gasparin, oggi impegnato nella gestione del sistema qualità in Cultipharm, dopo un percorso tecnico e analitico nel settore ambientale e alimentare. Abbiamo approfondito con lui cosa significa oggi lavorare in qualità.
– Arrivi da un percorso molto tecnico, dal laboratorio alla qualità: cosa è cambiato davvero passando da attività analitiche a un ruolo di responsabilità nel sistema qualità?
Quando ho iniziato a lavorare ero molto orientato alla parte tecnica e analitica. La mia formazione è da biologo ambientale e i primi anni li ho trascorsi in laboratori accreditati, occupandomi inizialmente di analisi ambientali su acque e suoli. In seguito, lavorando in laboratori che eseguivano anche analisi su alimenti, mi sono avvicinato progressivamente al settore alimentare, fino a occuparmi quasi esclusivamente di prodotti alimentari, con attività di microbiologia, biologia alimentare e chimica alimentare.
Il master è arrivato in un momento in cui sentivo il bisogno di fare un passaggio professionale: volevo spostarmi dal controllo qualità alla qualità intesa come sistema. Volevo passare dall’altro lato: capire come costruire e gestire i processi che portano quel risultato a essere affidabile, coerente e documentato.
Il cambiamento principale è stato il punto di vista.
Il controllo qualità è più specifico e settoriale: si concentra sul dato, sul metodo, sulla conformità rispetto a una specifica. Il sistema qualità alimentare, invece, richiede una visione più ampia. Devi considerare documentazione, tracciabilità, fornitori, processi produttivi, gestione delle non conformità, requisiti normativi e aspettative del cliente.
Un esempio concreto: un prodotto può risultare conforme alle specifiche analitiche, ma presentare comunque criticità di processo, documentali o gestionali. Oppure, al contrario, un dato fuori specifica richiede un’interpretazione nel contesto: bisogna capire da dove nasce il problema.
Il vero cambiamento è stato passare da una logica di verifica puntuale a una logica di prevenzione e governo del sistema.
– Entrare in un contesto come Cultipharm: cosa significa nel lavoro quotidiano?
Significa lavorare in una realtà giovane, dinamica e in rapida crescita, dove difficilmente le giornate sono tutte uguali.
Il lavoro quotidiano è molto vario: si passa dalla documentazione tecnica dei prodotti alla gestione delle richieste dei clienti, dalla definizione delle procedure interne al supporto operativo ai colleghi.
Quando sono entrato in azienda, il sistema qualità era ancora in fase iniziale e una parte importante del mio lavoro è stata contribuire a strutturarlo. Questo ha significato costruire strumenti, procedure e documenti partendo dalle esigenze reali dell’azienda, cercando di creare un sistema corretto formalmente e applicabile nella pratica.
Il sistema qualità deve essere solido e flessibile: abbastanza robusto da reggere i controlli, abbastanza leggero da seguire la crescita senza rallentarla.
– In un contesto così innovativo, cosa significa oggi “fare qualità” nella pratica?
Significa prima di tutto costruire metodo attorno a processi nuovi.
Il lavoro è definire quali parametri controllare, quali evidenze raccogliere, quali procedure applicare e come documentare le attività. La verifica del risultato finale viene dopo.
Serve un equilibrio tra rigore e pragmatismo: il sistema deve essere solido e verificabile, ma anche adatto a una realtà produttiva che non sempre si riconduce a modelli già esistenti.
Per me oggi la qualità è questo: trasformare un processo innovativo in un processo governato, documentato e affidabile.
– In che modo il Master ti è stato utile nella pratica, guardando a questo passaggio di ruolo?
Mi ha dato una base strutturata per entrare nel mondo del QA. Arrivando da un percorso molto tecnico e analitico, il passaggio non è stato immediato: cambiavano il linguaggio, le priorità e il modo di ragionare.
Entrando nel lavoro quotidiano, però, ho capito che molti strumenti li avevo già acquisiti durante il percorso formativo: dovevo solo imparare ad applicarli nel contesto reale. Procedure, gestione documentale, requisiti normativi, tracciabilità, non conformità, rapporto con clienti e fornitori sono diventati strumenti operativi concreti.
Oggi mi confronto anche con realtà molto strutturate, comprese multinazionali. Riuscire a dialogare con questi interlocutori e tradurre le loro richieste nel mio contesto mi ha fatto capire che la preparazione ricevuta era adeguata e spendibile.
Il percorso di Mattia lo dice chiaramente: la qualità oggi è capacità di leggere il sistema, collegare dati e processi, supportare le decisioni.
Per chi vuole fare lo stesso passaggio, dal laboratorio o da un ruolo tecnico verso la gestione del sistema qualità, il Master CERTIFOOD di Next Talent Academy copre esattamente questo percorso: ISO 22000, HACCP, FSSC 22000, IFS, BRC e gli altri standard che un quality manager deve saper applicare sul campo.
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